Discepole del Vangelo

Commento di Charles al Vangelo di domenica 25 novembre – Mt 25,31-46

SOLENNITA’ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

XXXIV domenica del Tempo Ordinario – anno A

«Vegliate dunque perché non sapete l’ora»…

«Tutto il bene che avete fatto ad uno di questi piccoli, che sono miei fratelli, è a me che l’avete fatto… Tutto il bene che avete trascurato di fare ad uno di questi piccoli, è a me che non l’avete fatto».

Mio Signore Gesù, mi vedi in tutti gli istanti della tua vita mortale… Mi vedi mentre fuggi in Egitto, tra le braccia dei tuoi santi Genitori; mi vedi così come sono in questo istante: mi metto ai tuoi piedi, o mio Dio, ti supplico di colmarmi di grazie, affinché io passi sia questo istante sia questo giorno sia ogni istante della mia vita in maniera da consolare il più possibile, quanto più è possibile per me, il tuo Cuore… È tutto ciò che chiedi per me… Ma te lo chiedo anche per tutti gli uomini… Per essi e per me in vista di Te, in vista di Te solo… Tutto per Te solo, mio Beneamato! Tutto per te solo, mio Tutto! Tutto per Te solo, mio Creatore, mio Salvatore, mio Tutto, mio Dio!..

Poiché, pur camminando vicino alla Santa Vergine e a San Giuseppe e guardandoti tra le loro braccia, vuoi che mediti su questo passo del Santo Vangelo, ti prego di spiegarmelo e farmene pensare ciò che tu vuoi che ne pensi… Ti prego, o dolcissimo bambino Gesù, di dirigere il moi cuore, il mio spirito e la mia mano… In cosa appare il tuo Amore in questo passo?.. Innanzitutto, ci doni un mezzo estremamente facile per santificarci: fare del bene al prossimo… Poi rendi questo atto di fare del bene al prossimo santissimo, dolcissimo e facilissimo: santissimo, poiché prende la forma di un atto rivolto a Te, la Santità infinita, rivolto non a un uomo, ma al Dio Gesù; dolcissimo perché è dolcissimo fare del bene, non a un certo uomo, forse peccatore, forse ripugnante per i difetti della sua anima, del suo cuore, del suo spirito o del suo corpo, ma a te, nostro Beneamato, tutto amabile, tutto perfetto, tutto buono e tutto bello, a te tutta delizia e tutta soavità; facilissimo, poiché se è difficile fare a volte i sacrifici che domanda la carità per uno sconosciuto, un peccatore, un uomo nel quale la nostra poca fede e i nostri occhi offuscati non vedono che bruttezze (mentre bisogna vedere in lui un fratello e l’immagine di Dio), ogni sacrificio è facile e si fa come da sé, il cuore va incontro, vola incontro al sacrificio, quando si presenta da fare non per un uomo, ma per te, o Beneamato e interamente amabile Gesù!.. Poi consideri come fatto a te stesso tutto il bene fatto a un uomo, e consideri, come negligenza, rifiuto, durezza verso di te, ogni negligenza, durezza, rifiuto verso un uomo, identificandoti così in un certo qual modo con questi poveri uomini così miserabili, e chiamandoli così tuoi fratelli. Quale amore occorre, mio Dio, per dare a tutti noi questo dolce nome di fratelli e dichiarare che sei a tal punto fratello di tutti noi, che, per quanti omaggi ti vengano resi, per quanto amore ti venga testimoniato, non lo conti per niente e non lo accetti, se non si trattano i tuoi fratelli con tutto l’amore e i riguardi che merita questo rango… Per quanto ti si onori, se non si è per i tuoi fratelli ciò che si deve, consideri come fatta contro te stesso ogni negligenza, ogni mancanza di bontà o di riguardo commesse verso di loro… E se si pecca contro di te, sarai reso misericordioso dal bene che si farà ai tuoi «fratelli», poiché consideri come fatto a te stesso questo bene e se te ne viene fatto molto, se vieni colmato di tenerezza, di riguardi, e di rispetti nella loro persona, perdoni facilmente le negligenze di cui ci si sarà resi colpevoli nel tuo servizio diretto: questo farà da grande contrappeso e il tuo Cuore sarà portato, inclinato all’indulgenza… Quale bontà, quale amore per gli uomini, mio Dio, dare questo valore al bene che si fa loro, di farne talmente tuoi fratelli, non solamente a parole, ma in pratica. Come sei buono! Come dice Sant’Agostino, non solamente dai all’uomo ciò che hai, il Tuo Padre Celeste, Tua Madre la Santa Vergine, la tua grazia, i tuoi meriti, i tuoi esempi e le tue parole, il tuo tempo e la tua fatica, la tua anima e il tuo corpo nel Santo Sacramento, il tuo Cielo; ma addirittura ti consideri come se facessi una cosa sola con lui, prendendo come fatto a te stesso ogni bene e ogni male che si fa al più piccolo tra loro! Grazie mio Signore Gesù, di avermi dato queste spiegazioni: ti prego adesso di dirmi ciò che bisogna fare per praticare l’insegnamento di carità che mi dai qui. Questo passo mi è sempre sembrato così solenne! Mi sembra che sia sufficiente esso solo a cambiare tutta la mia vita… Dimmi, mio Dio, ciò che vuoi da me… Fare agli uomini, a tutti gli uomini innanzitutto, poi a coloro dei quali Dio mi incarica più specialmente, mettendoli più vicino a me, unendoli a me con legami speciali di sangue, di riconoscenza, di affetto, di conformità d’anima, e infine a me stesso, del quale sono incaricato più specialmente di ogni altro, tutto il bene che farei a Nostro Signore, se al posto di tutti questi esseri umani, fossero stati tanti Gesù a circondarmi… Non bisogna fare a tale uomo tutto il bene che tu gli faresti se da una parte fossi io Gesù ad essere al suo posto, ma se dall’altra tutto il resto del genere umano restasse dei poveri uomini: no, poiché non è metterti nella verità, e se le premesse sono false, la conclusione è assurda… Infatti, che cosa ne verrà fuori? Che tu dovresti dare a quest’unico uomo tutto ciò che hai, e te stesso inoltre, per servirlo come servo tutta la tua vita; tu non mi devi di meno, e dovresti fare questo verso il primo essere umano che incontreresti sulla strada e considerarlo come un Gesù, ciò che è vero, e se tu omettessi di considerare nello stesso tempo tutti gli altri uomini e te stesso come dei Gesù, considerazione necessaria per essere interamente nella verità, e di cui l’omissione costituisce un enorme errore e ti getta nel falso e nell’assurdità. E avendo stabilito questo, avendo così trasformato il mondo non vedendolo più con gli occhi della carne, ma con gli occhi della fede, non vedendo più degli uomini ma dei Gesù, di cui tu sei uno… agisci in tutto come avrei agito io, come agirei, come ho agito esaminando nel Vangelo il mio modo di fare e le mie parole; imitami in tutto nella tua condotta con gli uomini, poiché ho fatto di te un Gesù, sii un Gesù, parla, agisci come Gesù… Imitami in tutto… Non sia più tu che vivi, ma io che vivo in te… Che il mio regno venga in te… Che solo la mia grazia, solo il mio Spirito, agiscano in te… Svuotati di te stesso e lascia agire solo me… Non guardarti per nulla, abbi senza sosta gli occhi fissi su di me; dì a te stesso senza sosta: Gesù farebbe così? E fai come farebbe, come ha fatto Gesù: sii un Gesù poiché io sono in te… Sii un Gesù sia tu sia tutti gli uomini, siete dei Gesù nel mio Cuore e per mezzo del mio cuore.

(Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo)